10 anni in 5 tracce – Marracash, la profondità dei sentimenti

Articolo di Alessandra Testori

02.01.2019

 

Quando quest’anno è uscito “Persona”, ha destato non poco stupore la scelta di pubblicare un album esplicitamente introspettivo dopo quattro anni di silenzio. Abituati al suo personaggio duro, risoluto, a tratti anche arrogante, perfetta incarnazione della rivalsa hiphop “dai palazzi di periferia al palazzo con foresteria”, siamo rimasti un po’ tutti sorpresi della mole di autoanalisi presente nell’ultima opera. In realtà, ed è ciò che lo rende un autentico artista, Marracash ha sempre lasciato intravedere, sotto la maschera del rapper sfrontato, il volto di Fabio, un uomo vittima di dubbi, timori e tensioni emotive. Marra è stato capace di raccontare il suo lato privato, fragile, senza sentimentalismi romantici ma attraverso uno sguardo interiore, a dimostrazione del fatto che il suo cuore sarà anche Roccia, ma di certo non pietra.

Queste le tracce scelte dalla nostra redazione per rappresentare il suo decennio:

5. La Parola Che Nessuno Riesce a Dire

Con un testo unicamente allusivo, Marra riesce a dipingere un’immagine spietatamente chiara della profonda solitudine che lo abita; è uno straziante dialogo con la propria coscienza che, tuttavia, rimane una vana, muta richiesta d’aiuto.

4. Bastavano Le Briciole

Attraverso gli occhi disarmati di un sé bambino proietta nel testo un’immagine di vita famigliare colma di nostalgia.

3. Né Cura Né Luogo

Poche, ciniche barre per esprimere l’amara disillusione per l’amore, la frustrazione rabbiosa del riconoscimento negato e, in fondo, una delusione rassegnata per la vita in un mondo di mera apparenza.

2. Il Nostro Tempo

Il ricordo malinconico di un’amicizia dall’esito infelice mostra quanto dolore possa sprigionarsi dalla rottura di un legame profondo. Un’istantanea di quella fraternità di cui si parla tanto nel rap ma che non tutti vivono con tanta intensità.

1. Crudelia

Una relazione finita male ma vissuta malissimo, la cui narrazione mostra per la prima volta la vulnerabilità dell’autore, il suo stato di semplice vittima — brillantemente superato dalla consapevolezza di una propria, se pur inconscia, complicità.

 

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