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Dreams Worth More Than Money di Meek Mill compie 5 anni

Articolo di Redazione

01.07.2020

 

Meek Mill ha celebrato i 5 anni di ‘’Dreams Worth More Than Money’’ pubblicando la copertina dell’album sul suo twitter e noi abbiamo pensato che era il momento di farlo scoprire ( o riscoprire) a chi non lo conosce!

L’intensità. E’ l’intensità di Meek la chiave di lettura dei suoi dischi. I suoi mixtape sono spesso lunghi e disordinati pur avendo al suo interno almeno una mezza dozzina di hit. C’è stato un periodo in cui Meek ha lanciato un incredibile singolo ogni pochi mesi, rafforzando l’idea del pubblico che la sua musica funzionasse meglio sui brevi periodi…un po’ come una dose per i tossicodipendenti. Un piccolo attimo di soddisfazione all’uscita e poi una pausa duratura e torturatrice per i fan, almeno fino al prossimo pezzo.


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‘’Dreams Worth Than More Money’’ è un disco difficile per il suo autore. Il debutto di Meek (il leggendario Dreams and Nightmares, di cui però in effetti la più famosa e leggendaria traccia è proprio la title track) aveva fatto il suo dovere e per farsi dare manforte, consolidando il suo prestigio – e forse anche per mantenere continuità con il mixtape del 2013 in collaborazione con gli artisti Maybach – il rapper ha pensato di concedere un bel po’ di spazi a ospiti di alto profilo e amici come Future, Drake e Nicki Minaj.
Ma l’intensità rimane pressoché immutata per tutta la durata del disco. E in effetti alla lunga è anche stancante.

Tuttavia, Dreams Worth Than More Money riesce nell’intento di superare il debutto perché sembra che Meek Mill abbia anche corso dei rischi e sperimentato parecchio. L’apertura – per esempio- “Lord Knows” è una traccia in cui mette sulla stessa traccia Tory Lanez e la Lacrimosa di Mozart del suo Requiem sulla stessa traccia con una di quelle immagini tipicamente alla Mill come “Gridare al giudice che mi ha negato la mia cauzione / mi ha reso più intelligente e mi ha fatto essere più duro.

 

Ma nel disco trova spazio anche un meek mill simpatico e divertente che raramente si è mostrato in tutta la sua luminosità come in ‘’Classic’’. Però i migliori pezzi del disco sono quelli in cui collabora con altri artisti di spessore come “Jump Out the Face” di Future, ”R.I.C.O.” con Drake e persino “Bad For You” con Nicki Minaj.
Su una recensione dell’epoca uscita per Pitchfork, il giornalista Matthew Ramirez ipotizza che la grandezza di queste tracce sia dovuta al fatto che meek “take the lead on these tracks ” cioè ha permesso di prendere il comando delle tracce ai suoi colleghi piuttosto che dare il La personalmente e l’album è – in effetti- migliore per questo, perché apre il disco e dà modo di rifiatare a Meek.

Un monologo di Diddy insieme a Meek fa venire la pelle d’oca “siamo partiti da bambini, con lo stomaco che ci toccava le costole”. La poetica di questo ragazzo riesce a colpirti la bocca dello stomaco con un’unica canzone di più e meglio che tanti rapper con interi album. Il suo rap è una performance vocale e interpretativa, riesce ad evocare emozioni viscerali per mezzo della sua vulnerabilità e spavalderia, una grande narrazione e l’umanità dei suoi personaggi.
E sicuramente non è un disco che durerà soltanto 5 anni, di qui in avanti avrà modo di essere riscoperto e riattualizzato.
Tanti Auguri Meek!

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