jay z meek mill yo gotti contro una legge che vieti di usare come prove in tribunale i testi rap

Jay Z e Meek Mill firmano una proposta che vieti di usare i testi rap come prove in tribunale

Jay Z, Meek Mill, Yo Gotti e altri hanno firmato una lettera indirizzata alla governatrice dello stato di New York per evitare che i testi dei rapper siano usati come prova per condannarli in tribunale…

Redazione


Secondo Rolling Stone il rapper Jay-Z sarebbe in testa a un elenco di titani dell’industria musicale che sostengono una proposta di legge nello stato di New York che mira a impedire ai pubblici ministeri di utilizzare testi rap come presunti progetti di presunti crimini.

La superstar del rap, nata Shawn Carter, sta collaborando con Meek Mill, Big Sean, Fat Joe, Kelly Rowland, Yo Gotti, Killer Mike, Robin Thicke e altri per firmare una lettera che sollecita i legislatori statali e, infine, la governatrice Kathy Hochul — attuale governatrice dello stato di New York – per rendere il progetto di legge intitolato “Rap Music on Trial” (S.7527/A.8681) una legge statale.

La legislazione, presentata per la prima volta a novembre, è stata approvata con successo martedì dalla commissione per il  Senato, segnando così il suo primo passo verso il voto pieno in aula.

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“I nostri testi sono una forma creativa di autoespressione e intrattenimento, proprio come qualsiasi altro genere. Vogliamo che le nostre parole siano riconosciute come arte piuttosto che essere usate come armi per ottenere condanne in tribunale. Spero che il governatore e tutti i legislatori di New York prendano in considerazione la nostra lettera, proteggano i nostri diritti artistici e prendano la decisione giusta per approvare questo disegno di legge”, ha detto Fat Joe a Rolling Stone martedì.

“Questa riforma è urgente”, si legge nella nuova lettera co-firmata dagli avvocati Spiro e Nielson, “Invece di riconoscere la musica rap come una forma di espressione artistica, la polizia e i pubblici ministeri sostengono che i testi dovrebbero essere interpretati alla lettera – nelle parole di un pubblico ministero, come ‘diari autobiografici’ – anche se il genere è radicato in una lunga tradizione di narrazione che privilegia il linguaggio figurativo, è intriso di iperbole e impiega tutti gli stessi espedienti poetici che troviamo nelle opere poetiche più tradizionali.”