guerra tra Dikele e fedez

Fedez contro Dikele…

Il feud tra Antonio Dikele Di Stefano e Fedez prosegue e il nostro Luca Lovisetto, dalla redazione bolognese di Hot Block Radio, lo ha commentato nella puntata odierna di ”Wake Up!”

Redazione


Il polemicotto che ha visto tra i protagonisti Antonio Dikele Di Stefano (ex comunicatore e press officer di Ghali e fondatore di Essemagazine) e Fedez  è comprensibile da alcune scene  ”leakate” dall’intervista online di Essemagazine che – a quanto ha affermato la testata stessa – non verrà mai pubblicata (probabilmente) sui canali ufficiali.

#Boom!
Fedez contro Dikele: ”Dikele è al libro paga di alcuni artisti!”

A un primo ascolto sembrerebbe proprio che il motivo sia che Fedez, ospite dell’intervista di ” Esse a teatro”, abbia voluto parlare di Marracash. In effetti tra i due rapper non corre buon sangue. C’è un dissing, sebbene molto soft come tutti i dissing della scena italiana, in atto. Un dissing che nasce molto lontano nel tempo ma che è ben presente anche nell’ultimo disco ”Noi Loro e gli altri” del rapper di Barona. Nel dissing, Fedez, viene paragonato al patriota di ”The Boys”. Come risultato Dikele saluta i 400 astanti senza salutare Fedez e interrompendo, bruscamente, l’intervista. Tanto da lasciare la sensazione al pubblico di voler evitare di parlare di Marracash. Non contento, Fedez, rincara la dose ”mi hai chiesto di tutti e non mi hai chiesto dell’unico rapper con cui lavori ed è un peccato perchè secondo me sarebbero potute nascere delle cose interessanti” .

Ascolta l’estratto da ”Wake Up!” il programma delle 12.00 di Hot Block Radio, qui sotto.

 

Nel 2016 Ghali ha contribuito alla nascita di Sto Magazine, insieme all’allora socio Antonio Dikele Distefano. Ha poi abbandonato la guida della rivista – rinominata poi Esse Magazine – per divergenze. Nel 2019, a Rebel Mag, aveva dichiarato a riguardo: “Quando abbiamo creato quel magazine volevamo fare qualcosa di diverso, creare una realtà che potesse scoprire nuovi talenti e parlare di urban da veri appassionati del genere. Eravamo stufi delle mafie dell’industria musicale e delle sue ingiustizie e volevamo offrire un servizio che ispirasse fiducia e meritocrazia. […] Non condivido [più] il loro pensiero ma auguro il meglio ad alcuni di loro che hanno contribuito alla mia crescita e con cui ho vissuto dei bei momenti”.

 

 

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