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L’influenza dei Nirvana di Kurt Cobain nel Rap

Articolo di Redazione

24.09.2020

Il 24 settembre del 1991 usciva ”Nevermind” dei Nirvana e dopo quell’uscita, il mondo della musica non tornerà mai più come prima.

”Nel meraviglioso documentario The Defiant Ones”, ricorda Paola Zukar ( la leggendaria manager di Fabri Fibra, Marracash e altri) sulle pagine di Rolling Stones ”Dr. Dre inizia il suo racconto ascoltando i Nirvana. Cobain attraversa le generazioni, travalica le distinzioni etniche, di ideali e di gusti musicali. Aveva l’attitudine immediata del don’t give a fuck, del frega-un-cazzo, della ribellione, del personaggio che cambia in modo irreversibile le regole del gioco a suo piacimento. Come un rapper”.

Da Achille Lauro – e la sua appropriazione degli ”occhiali da donna” del re del grunge – a Sfera Ebbasta, il quale cita Cobain in almeno 3 hit del panorama urban (Ricchi per sempre, Balenciaga e Tasche Piene) il Rap nazionale e internazionale nutre una vera e propria venerazione per la figura di Kurt Cobain.

Una venerazione non ricambiata, però, a quanto pare la quinta essenza della ribellione dei ’90 considerava il rap ”un genere misogino e relativamente poco interessante”.
Il 20 settembre del 1991, Cobain, ha spiegato ad una televisione di Seattle che: “I bianchi hanno maltrattato i neri abbastanza a lungo. Sono un fan del rap, ma gran parte di esso è così misogino che non riesco ad averci a che fare. Non ne sono proprio un fan. Lo rispetto totalmente e lo amo perché è una delle poche forme originali di musica che siano state introdotte, ma l’uomo bianco che fa rap è come guardare un uomo bianco ballare: non sappiamo ballare, e non sappiamo rappare ”.


“I bianchi hanno maltrattato i neri abbastanza a lungo. Sono un fan del rap, ma gran parte di esso è così misogino che non riesco ad averci a che fare. ”

KURT COBAIN

 


 

Eppure la venerazione dei rapper per Kurt Cobain invece prosegue indipendentemente dall’ idea del loro mentore.

A livello internazionale i riferimenti delle nuove rap star devono molto a lui, basta guardare il look delle best star mondali come Travis Scott:

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Nel 2019 – scriveva DjBooth i rapper idolatrano Kurt Cobain più di quanto idolatrino le leggende del rap” ed ha ragione. Il rap degli ultimi anni, infatti, è stata fortemente influenzato da tutto ciò che orbita attorno all’imaginario emo, riconducibile ad un interessantisimo sottobosco riunito nel movimento SoundCloud. Il Soundcloud Rap è un sottogenere che fa uso dell’estetica fai-da-te e di voci stridule e sound lo-fi decenni anni dopo il lancio discografico del primo disco dei Nirvana.

Trippie Redd, uno dei più celebri artisti nati su soundcloud, ha pubblicato un pezzo chiamato “R.I.P Kurt, amo la tua bellissima anima da morire” ed è paradossale. Perchè il rap è un genere considerato a tutti gli effetti pieno di testosterone e autocelebrazione e il fatto che venga idolatrato un uomo bianco, depresso e costantemente contro la celebrità (la sua e quella degli altri) sembra un cambio di tendenza irrealistico.

Ciò che è più (o meno) sorprendente è l’ascesa di sottogeneri hip-hop tinti di elementi di musica grunge, pop-rock e punk per cui Cobain rappresenta una stella irraggiungibile. La scrittura di Kurt apprezzava melodie orecchiabili lontanissime dalla verbosità eccessiva che domina, alcuni, dei successi hip-hop decenni dopo la sua morte. Prendiamo ad esempio Lil Peep, il rapper di Long Island di cui abbiamo parlato molte volte dai nostri microfoni.

Peep ha aperto la strada a un hip-hop mescolato e mescolabile. Un genere fluido che attinge a un background punk-rock e alt-rock dei ’90, robe composte principalmente con campioni di chitarra twangy e scordati. E indovinate un po’? Uno dei suoi primi successi era intitolato proprio “Cobain”


 

“Call me Cobain, she can see the pain”.

LIL PEEP – COBAIN

 


 

Purtroppo l’idolatria va al di là della sola somiglianza. Lil Peep è morto giovane, giovanissimo, a causa di  una combinazione letale di Fentanil e Alprazolam. Proprio come Kurt è un suicida. Riascoltandoli oggi, i suoi testi, sembrano ossessionati dal ”thanatos” freudiano. Sono veri e propri inni alla depressione e all’abuso di droghe che sembrano usciti dalla penna dell’ idolo di Seattle.

L’influenza di Kurt Cobain si può rivedere anche nelle derive più estreme della trap odierna, per esempio nell’approccio di City Morgue con Zillacami & company ma anche – e sopratutto – nel duo $uicideboy$  che continua a crescere e ad accumulare tournè mondiali.

In fondo è certo paradossale questa idolatria nei confronti di Kurt, se si legge il rap esclusivamente in una chiave ”machista” e ”omofoba”, ma assolutamente sensata invece alla luce del ”rivoluzionario” periodo che sta vivendo oggi.

La sua influenza è assunta a leadership in quella parte di movimento Emo Rap (con tutte le derive del caso, come la Emodrill di Ketama e Massimo Pericolo) che sta, volenti o nolenti,  cambiando l’approccio e la percezione del genere hip hop. E questo, secondo noi, non può che fare bene alla musica.

 

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